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Spreadin' Fear
Pieces of Mankind - 2008

Genere: classic/thrash metal

Etichetta: autoprodotto

Elenco brani: 1. Asylum
2. Solitude
3. Losing a Sun
4. Lost in the Machine

I catanesi Spreadin' Fear sono piuttosto giovani, ma già molto determinati e decisamente convinti delle loro potenzialità. La copertina di “Pieces of Mankind”, loro secondo demo - registrato professionalmente agli Empathy Studios di S. Venerina (CT) - raffigura una faccia, o forse una maschera, alquanto misteriosa. L'album, come ci spiegano alcune note introduttive, verte sulla consapevolezza che il progresso segna il costante allontanamento dell'uomo dall'innocente primitività primordiale, portandolo alla ricerca del raggiungimento di obiettivi sempre più elevati, molto spesso causa di insoddisfazione; di conseguenza, l'umanità nel suo complesso si frantuma, lasciando il campo a tanti individui soli, in preda alla follia od al dolore.

Il disco, che dura ventidue minuti, è aperto dalla veloce “Asylum”, dal suono moderno e dalle parti vocali un po' troppo tendenti all'alternative rock, arricchita da un pregevole assolo di chitarra. Di gran lunga migliore “Solitude”, per via dell'eccellente riff iniziale; dapprima cadenzata, si evolve lentamente in senso melodico; in seguito, l'improvviso assalto di batteria lascia il passo ad un assolo di ampio respiro. “Losing a Sun”, per certi versi, è ancora più ricca, dato che in avvio ricorda i momenti più darkeggianti degli Uriah Heep dei tempi d'oro, quindi si fondono accelerazione e malinconia: il collante è una buona prova vocale, sia come estensione che come cambi di tonalità. Si chiude con “Lost in the Machine”, più compatta, ai limiti del thrash; la furia viene interrotta da un breve, melodico tormento blueseggiante, per poi riprendere con un ottimo lavoro di chitarre, fino al finale iperdeflagrante,

Un lavoro interessante, anche se, a nostro parere, è di gran lunga più facile giudicare un album intero. Il gruppo illustra il suo personale tentativo di mescolare elementi thrash e classic metal, senza far prevalere gli uni sugli altri: i due settori non sono ancora perfettamente amalgamati, né è così facile riuscire nella delicata operazione, però sono arricchiti da qualche passaggio in stile anni '70, progressive o dark a seconda dell'occorrenza. In attesa della prova completa, non possiamo che consigliare “Pieces of Mankind” ai metallari di vecchio stampo ed ai cultori dei suoni ricercati, visto che il CD, pur racchiudendoli in così breve tempo, ne possiede certamente abbastanza.

Voto: 8

Giuliano Latina

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